IL PERTUIS DEL VISO O PERTUS O BUCO DI VISO di Maurizia
18/09/2011
O TRAFORO DEL COLLE DELLE TRAVERSETTE: PRIMO TRAFORO ALPINO Nella ricorrenza dei 150 è stata festeggiata da, Saluzzo, Casteldelfino e Paesana, dalle sezioni CAI di Saluzzo, Savigliano, Barge, Racconigi, Cavour, dalle sue Guide Alpine, dalla XIV Delegazione del Soccorso, la prima scalata della nostra spettacolare piramide rocciosa di 3841 m, visibile da tutto il Piemonte e punto di riferimento, il Monviso, dal latino, mons visulus, e si sono organizzate scalate in abbigliamento ed attrezzi d’epoca. Il 30 agosto del 1861 due scalatori inglesi con guide di Chamonix conquistarono la vetta, o meglio le due sommità della cresta, che il geologo Ubaldo Valbusa, nel 900, chiamò punta Nizza e punta Trieste, in onore delle città ai due estremi della catena alpina. Nell’agosto 1863 il ministro biellese Quintino Sella, con il deputato calabrese Giovanni Baracca e altri, lo conquistò, in “omaggio” all’Unità d’Italia, anche perchè il primo a provarci era stato, nel 1834 il saluzzese Domenico Ansaldi, che un macigno e una nebbia spaventosa costrinsero a tornare indietro dai 3700 m raggiunti. La cronaca della scalata, Sella, la fece in una vibrante lettera ad un amico dove scrisse: ”…l’orgoglio italico… siamo venuti da noi dissero le buone guide..., ma l’orgoglio nostro fu ben presto rintuzzato da un uomo di pietra, così diconsi nelle Alpi,quegli ammucchiamenti piramidali di pietra che soglionsi fare sulle vette, prova che eravamo stati preceduti...” e infatti avevano trovato quello messo dagli inglesi nel 1861!!!. Da questa spedizione ideò il CAI fondato a Torino, al Castello del Valentino il 23/10/1863 con altri pionieri delle montagne, su ispirazione dell’Alpine Acte Inglese del 1857. Allo statista è dedicato il rifugio Sella, oggi punto centrale di ogni scalata .Fu una delle ultime montagne ad essere violata, perché i montanari che se la vedevano incombere sulla testa ne avevano un sacro timore, considerandola foriera di sciagure, inaccessibile e accentratrice di nebbie impenetrabili, in sostanza un colosso da lasciar stare. Fino ad allora si era sempre cercato di attraversarlo ma mai di scalarlo. Nel Monviso c’è un pertus o pertuis a 2800 m, il traforo del colle delle Traversette, o buco del Viso, realizzato con arditezza e semplici mezzi, come fuoco, acqua fredda e scalpelli, da pochi operai in 18 mesi, tra il 1479 e il 1480, per geniale intuizione del francofono Marchese di Saluzzo Ludovico II. Si accordò con il Re di Francia e i rappresentanti del Delfinato per sistemare e allargare le mulattiere di accesso sui due versanti unendo la valle Po con la francese del Guil. E’ detta anche galleria del sale, in quanto vi passava quello delle saline della Provenza verso Saluzzo, seguito da stoffe e broccati contro canapa, vino e pelli locali. Era lunga 75 /100 metri, larga tre, alta due, giusta per muli e asini caricati ai lati e a dorso, con rientranze, di sosta, nel caso due muli si fossero incontrati. L’idea del pertuis gli venne per la necessità di avere una propria via di transito commerciale con la Francia, nell’unico punto in cui lo spartiacque alpino coincideva con il confine tra Marchesato e il Regno di Francia. Scavalcava il ducato di Savoia, che chiudeva il Marchesato quasi ad anello ed evitava di pagare gabelle ai Signori di Tenda e di Albion sul Monginevro. Il buco servì pure al Marchese per scappare in Francia, a chiedere aiuto, quando nel 1486 il Duca di Savoia gli dichiarò guerra. Crollato e riaperto più volte nel corso dei secoli è oggi percorribile a piedi in estate. Curiosità. Pare che il Monviso sia il logo della casa cinematografica statunitense Paramount e il Marchese riposa, da 500 anni, nella bellissima cappella Marchionale della Chiesa di San Giovanni a Saluzzo.
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