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DONNE A PALAZZO LASCARIS  di Maurizia 24/10/2011 
Adele Lascaris di Ventimiglia.
Gabriella di Mesmes di Marolles. Giuseppa Carron di San Tommaso. Giuseppina Alfieri di Sostegno. Tiretta Lovadina.
Oggi sede del Consiglio della Regione Piemonte. Palazzo Lascaris, nato come dimora privata signorile e destinato al servizio della comunità, rimaneggiato nel corso dei secoli, è legato al primo ampliamento urbanistico di Torino risalente al 1620 quando, fu iniziata la costruzione a sud della Città Nuova, con la creazione di isolati lungo la Via Nuova, collegata alla Vecchia da una grande piazza ducale, San Carlo, e delimitata dalla Porta Nuova. Il Duca Carlo Emanuele II con editto del 1646 cercò di impedire che lungo le nuove vie fossero tirati su semplici muri per celare giardini, ordinando che i giardini fossero invece posti all’interno e si costruissero i palazzi tutti sull’asse della strada. Nel 1663, un giardino fu venduto al conte Giovanni Battista Beggiamo di Sant’Albano, creandosi l’isola di Santa Francesca Romana tra le vie Alfieri,Arsenale, Arcivescovado e Piazza Solferino, e vi fu edificato il palazzo nel 1665 su disegno di Amedeo di Castellamonte. Era un edificio espressione del più puro barocco secentesco, con giardini che arrivavano quasi sotto la Cittadella con vicino il Convento della Missione adibito poi a Palazzo Arcivescovile. Il coraggioso e innovativo Duca, sposato alla seconda Madama Reale, era un pò libertino e invaghitosi della bella quindicenne marchesina Gabriella di Marolles, figlia d’onore, ovvero damigella di sua moglie, la mise incinta. Di gran carriera fu fatta sposare al compiacente Carlo delle Lanze conte di Sales che riconobbe il figlio Agostino Francesco come suo. Nel 1674 Gabriella, acquistò il palazzo abitandovi fino alla morte nel 1729, pur avendolo venduto nel 1720 ai Carron di San Tommaso. Intanto, sotto il nuovo duca, Vittorio Amedeo II, a Torino si andava affermando una nuova nobiltà, arricchitasi con i commerci, e la vecchia, iniziava a riservare per sé il piano nobile dei palazzi di famiglia e il mezzanino per la servitù, dividendo il resto in “alloggi” da affittare. Anche Palazzo Lascaris subì tale sorte e nel 1796 vi abitavano 127 persone di diversa estrazione. Nel 1803 Giuseppa Carron Di San Tommaso sposò il Marchese Agostino Lascaris di Ventimiglia, personaggio poliedrico ,nobilissimo e illuminato, fervente sostenitore di industrie, commercio e agricoltura. Sindaco nel 1818 nonchè l’addolorato padre di Adele, moglie di Gustavo Benso di Cavour, fratello del più noto Camillo, morta , nel palazzo a soli 26 anni. Nel 1833, Agostino, si ritirò nella villa di Pianezza, adibendo il palazzo, a sede degli Uffici della Camera di Commercio e dell’ Agricoltura. Nel 1838 la famiglia di Cavour lo ereditò e nel 1860, divenne sede del Consiglio di Stato e poi della Corte di Cassazione. Nel 1883 la nipote di Cavour, Giuseppina Alfieri di Sostegno, lo vendette al Banco di Sconto e Sete. Ritornò privato nel 900 con la contessa Tiretta, che si dice guidasse da sola per Torino il suo tiro di quattro cavalli con le violette alla cavezza. Nel 1920, con Riccardo Gualino, fu la sede degli uffici della Snia Viscosa e poi dell’Unione Fascista dei Commercianti. Nel 43, danneggiato dalle bombe, bruciò per giorni. Restaurato dalla Camera di Commercio, fu acquistato dalla Regione nel 1975 e riattato. Gabriella, volle essere sepolta in un luogo da essere calpestata dai visitatori, ”sotto il pavimento”, della vicina Chiesa Della Immacolata Concezione di Via Arsenale ad espiazione e il figlio Agostino Francesco, condannato a morte in contumacia, per oscuri traffici legati alla peste, morì a Bologna. Il nipote della Marolles, fu invece l’illustre Cardinale delle Lanze. Curiosità una maga aveva predetto a Vittorio Amedeo II, che al fratellastro sarebbe stata mozzata la testa e lui sarebbe morto arrabbiato in una gabbia. A tanta profezia il Duca/Re non scampò!!!

Palazzo lascaris distrutto dalla guerra.
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