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IL VIBOCCONE. MILLEFONTI. MIRAFLORES.FONTANAFREDDA E LA ROSINA  di Maurizia 13/11/2011 
Quando Emanuele Filiberto spostò la capitale a Torino, ideò un parco di caccia tra la Stura, la Dora e il Po ,con l’intento di farne un’isola, mai realizzata, con la residenza all’interno che sarebbe la magnifica costruzione riprodotta nel Theatrum Sabaudiae, detta il Viboccone, più noto poi come Regio Parco, in assoluto, la prima delle dimore di delizia edificate intorno a Torino, di cui ci restano Stupinigi e Venaria. Non fu mai completata né abitata con continuità, e l’assedio francese del 1706 la distrusse. Sui suoi resti, nel 1768, Carlo Emaneule III, volle la Regia Manifattura Tabacchi di Torino che fino allo scoppio della prima guerra mondiale, era il più grande opificio torinese, dismessa dal Monopolio nel 1996 con l’annessa Cartiera che “sfornava” carte da gioco, da bollo e filigrane. Tra 800 e 900 vi sorse all’intorno un vero e proprio borgo, con tanto di scuola elementare, intitolata al “giornalista” della spedizione dei Mille, Giuseppe Cesare Abba e frequentata dai figli delle tabacchine che lavoravano il trinciato per farne i famosi sigari toscani. Sui terreni del Viboccone, si posò nel 1829 il primo campo del Cimitero Monumentale e quello che resta, dell’antico parco, è il parco Colletta. Con Carlo Emanuele I, la città si arricchì di altri due edifici anche essi spariti.
Millefonti e Mirafiori. Millefonti, dal parco ricco di fontane e giochi d’acqua, era una reggia in riva al Po, progettata da Carlo di Castellamonte, nella zona del Lingotto, Italia 61 e Molinette. Mirafiori, chiamata anche Milleflorun o Miraflores in onore della moglie spagnola di Carlo Emanuele I, Caterina D’Asburgo, cui la regalò nel 1568, si estendeva dove, per una strana alchimia del destino, sorse nel 1939 la Fiat Mirafiori. Il palazzo distrutto da un incendio nel fatidico anno 1706 fu inghiottito dalle acque del Sangone. La zona di Mirafiori, verdeggiante e costellata di cascine evoca oltre alla spiaggia e i bagni, il bellissimo Ippodromo, costruito nel 1898, e il primo Campo Volo, o Aeroporto, inaugurato nel 1911, per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, poi trasferito a Caselle, dopo la seconda Guerra. Oggi il parco intitolato all’ing.torinese Gustavo Colonnetti. Una di quelle cascine fu regalata, nel 1852 da Vittorio Emanuele II alla Bella Rosina e ai suoi figli, che nel 1858 nominò, contessa di Mirafiori e Fontanafredda, avendo acquistato anche la tenuta di Fontanafredda, di 138 giornate piemontesi, tra i Comuni di Serralunga d’Alba, Barolo e Diano D’Alba. In strada Castello di Mirafiori, tra Torino e Nichelino, nell’ex parco della reggia di Miraflores, spicca il Pantheon della Bella Rosin, fatto innalzare dai figli, uguale e preciso al Pantheon Romano, ma in scala ridotta, per raccoglierne le spoglie. Vi fu tumulata tre anni dopo la morte, nel 1888 quando il Mausoleo venne ultimato, non essendole stato concesso di riposare in quello romano. E’ un gioiellino architettonico neoclassico circolare con antistante colonnato e viale d’accesso un tempo alberato e ornato da evocativi roseti, con 30.000 mq di terreno, delimitato dal muro e l’imponente cancello in ferro battuto con a lato le due originarie guardiole. Di proprietà del Comune di Torino dal 1970, fu oggetto di atti vandalici di ogni specie, compresa la profanazione delle tombe della Rosina e discendenti in cerca di chissà quali gioielli. I resti furono traslati al Monumentale e il complesso, murato, fu chiuso negli anni 80. Nel 2005 è stato riaperto, egregiamente restaurato, e le biblioteche torinesi vi organizzano eventi letterari.
Curiosità. La tenuta di Fontanafredda, nel 1878, fu trasformata dal figlio della Rosina, Emanuele Guerrieri di Mirafiori, in una azienda vitivinicola d’avanguardia. Appassionato di vigne e vino, girò l’Europa per imparare “i segreti del mestiere” diventando un vero esperto. E’ considerato, il pioniere della zona, perché sviluppò in senso moderno le conoscenze di Giulia Falletti a Barolo e di Cavour a Grinzane, che aveva fatte proprie. Fu anche molto attento alle condizioni di vita e lavoro dei suoi braccianti, diventando Presidente della prima Società di Mutuo Soccorso tra i lavoratori agricoli, creata in provincia di Cuneo nel 1893. Morì 43 enne nel 1894, e da allora la azienda di Fontanafredda è rimasta sempre una eccellenza delle Cantine di Langa. Il visitarla, con i colori d’autunno, è una romantica passeggiata nella storia e il bervi un bicchiere di Contessa Rosa, il ”brut” rigorosamente nostrano, ideato nel 900 in ricordo della bella Rosina, guardando il laghetto e la villa che talvolta la ospitava, forse può aiutare a riconciliare lo spirito con questo mondo sottosopra!
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