GLI ANCIOÈ DI CELLE MACRA E DUE PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA VALLE MAIRA di Maurizia
28/12/2011
Un’ attività che rese famosa la Valle Maira, in particolare il paese di Celle Macra, fu quella degli ancioè, dove alla borgata Chiesa, è stato allestito nell’ex confraternita di San Rocco, un museo multimediale dei mestieri ambulanti della valle, con specifico riferimento all’acciugaio, agli attrezzi del mestiere, foto, locandine di sagre, fiere e testimonianze dirette di vecchi acciugai, senza tralasciare l’argomento “pesca”. Come raccontava Don Giovanni Rovera, Canonico della Cattedrale di Saluzzo negli anni 80, sembrerebbe che il primo acciugaio sia stato un bottaio, forse mai individuato con certezza, ma che pare di cognome facesse Einaudi. In autunno se ne andava in Liguria, girando di casolare in casolare, con il carrettino degli arnesi per aggiustare le botti. Mangiò le acciughe conservate sottosale e, piaciutegli, ne acquistò un barilotto da vendere sulla via del ritorno per arrotondare i guadagni. La gente le gradiva, e altri intrapresero la nuova attività. Ragazzini di 13-14 anni partivano al seguito del padre o del nonno, oppure venivano ingaggiati a domicilio da veterani del mestiere, di cui diventavano garzoni. Dopo un breve apprendistato su merce, prezzi, come e dove muoversi, iniziavano a girare da soli. Pochi erano infatti quelli con la possibilità economica di acquistare la materia prima reperibile nei magazzini dei grossisti di Torino, Asti, Alessandria che a loro volta la comperavano, a tonnellate, dal rifornitissimo Rovera G.B. di Genova.Vestivano pantaloni di fustagno, scarponcini “pesanti”, un berretto calato sulle orecchie e delle giacchette con tasconi per infilaci “la licenza di ambulante” e i soldini guadagnati. Erano dotati di un ”carus” speciale, fabbricato dagli artigiani di Tetti di Dronero che rispondeva a precisi canoni di leggerezza e movimento per poter essere tirato anche nel fango e nella neve, di robustezza per sostenere il peso di fustini e barilotti e di ampiezza per esporvi la merce in bella vista. Battevano mercati, fiere e casali gridando anciouè!!! .Si spostavano finchè la merce non era stata venduta tutta, e con lo scandaglietto o stadera, la bilancia ad un piatto, pesavano il pesce. Sul carretto c’era anche il tonno sott’olio, il merluzzo, lo stoccafisso, le sardine e i papalini, noti oggi come saraghine dell’Adriatico, simili alle acciughe, ma più panciute, che fanno capolino, nella fiera “rievocativa” degli Acciugai della Valle Maira che si tiene a Dronero in giugno. Erano prodotti buoni, non deperibili ed introvabili nei negozi locali di commestibili. La gente voleva bene ai giovani apprendisti, pronta a dargli, in cambio di un pò di acciughe, un piatto di minestra calda, un pezzo di pane, un bicchiere di vino e un posto per dormire nella stalla o nel fienile, quando la nebbia era fitta, il freddo pungente o la neve alta. Le massaie ne facevano incetta conservandole sott’olio, allineate in bornie dopo averle lavate nell’aceto e cosparse di prezzemolo tritato. Le mettevano in tavola per le feste speciali. In primavera i ragazzini, ormai esperti, tiravano giù i conti con chi li aveva ingaggiati e ricevevano la paga in proporzione agli affari fatti. A Pasqua ritornavano tutti a Celle a raccontarsi le avventure passate, festeggiando con balli e canti, pronti a ripartire in autunno. Einaudi è un cognome diffuso nella Valle Maira e la famiglia di Luigi Einaudi, 2°Presidente della Repubblica, insigne economista, professore di Scienza delle Finanze all’Ateneo di Torino nel 1902, Ministro del Bilancio nel 1947 nel governo De Gasperi, europeista, elaboratore del concetto di reddito imponibile, proveniva da San Damiano. Il nonno ne era stato l’attivo Sindaco dal 1836 al 48. Il padre si era trasferito a Carrù e lì era nato il 24 3 1874. Uomo ironico, di grande modestia e fermezza, soleva dire sulle sue origini, che:”nella Valle Maira si contano più Einaudi che sassi, da sempre, montanari boscaioli pastori e contadini”. Della Valle Maira era anche la famiglia di Giovanni Giolitti, il cui omonimo nonno,classe 1774 fu notaio a San Damiano. Il padre Giovenale, lavorava a Mondovì, come Cancelliere del Tribunale, quando vi nacque, il 27/10/1842, lo Statista più volte Presidente del Consiglio. Caratterizzò 50 anni di vita politica dai 70 dell’800 ai 20 del 900 e una età detta “giolittiana” che vide nascere il concetto di Stato in senso moderno. È detto l’uomo di Dronero, perché la cittadina era il suo collegio elettorale. Vi ha sede l’importante Centro Europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello Stato custode di un prezioso archivio. Me li immagino seduti su di una nuvoletta con vista sulla Valle, in compagnia di un piatto di acciughe “festaiole” che seguono con estrema attenzione la attuale crisi discutendone tra loro, con una mano sul cuore e l’altra sulla testa dell’Italia nella speranza certezza di poterLa difendere proteggere e aiutare…
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