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DAVIDE CALANDRA E LA SUA GIPSOTECA   di Maurizia 11/01/2012 

A Savigliano, riallestita dal 2002, nella ex chiesa del convento francescano, sede del Museo Civico, si trova la raccolta dei gessi, dal greco gypsos, di opere, in bronzo, marmo e terracotta, realizzate e non, del famoso scultore piemontese Davide Calandra. Sorta da alcune donazioni dello stesso, della figlia Elena nel 1973 e del Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1983,contiene anche cavalletti, leggii e attrezzi “da lavoro”. Nacque a Torino nel 1856 da una colta famiglia piemontese originaria di Murello. Il padre Claudio, fu avvocato, sostenitore dell’abolizione della pena di morte, ingegnere idraulico, che sfruttò i fontanili per irrigare le campagne e collezionista di libri di storia, tattica militare e armi antiche. Studente all’Accademia Albertina, fu allievo di Odoacre Tobacci, lo scultore del monumento a Garibaldi in Corso Cairoli. Influenzato dal “verismo-parigino”, nel 1880 creò oggetti in marmo che la borghesia e l’aristocrazia torinese teneva nei salotti o nei giardini delle proprie case, dopo averle viste e acquistate, per lo più, nella galleria d’arte Janet di via Po. Erano opere permeate anche di un certo “romanticismo sensuale” incentrate sulla grazia femminile che si contestualizzava in luoghi immaginari. Una sala da ballo e famoso fu “Cuor Sulle Spine”. Una fanciulla in marmo di 119 cm, timida, seducente, mondana, desiderosa, in attesa, “sulle spine” insomma, con l’abito attillato ornato di pizzi, il ventaglio aperto nella mano destra e un bouquet di fiori nella sinistra. Un chiostro, e famoso fu “Fior di Chiostro”, il busto in marmo di una dolcissima suora. Nel laboratorio della bella cascina, detta Grossa, tra Murello e Villanova Solaro, maturò artisticamente, riproducendo in modo “naturalista” i soggetti campestri che lo circondavano. Famosa è “la contadina con carriola”. La tradizione a vita del collezionismo e del culto della storia, vissuta come un mito, lo indusse a realizzare delle sculture storiche in bronzo. Famoso è il Conquistatore, esposto in un angolo del cortile della G.A.M. e il cui gesso si ammira alla Gipsoteca. Per la fusione dei bronzi si avvaleva della fonderia artistica per monumenti equestri e statue colossali del Cavalier Emilio Sperati di Corso Regio Parco n 36. Dal 1885 iniziò a partecipare ai concorsi per la realizzazione di monumenti pubblici, che sull’onda ”dell’ideologia monumentale” abbellirono le città ad inizio 900. Nel 1892 vinse il concorso per la realizzazione del Monumento ad Amedeo di Savoia duca d’Aosta che svetta dove Corso Raffaello sbocca al Valentino,alto 4,80 mt tra cavallo e cavaliere, 12 con il basamento e pesante 55 qt. Gli dedicò 10 anni di lavoro e gli valse il premio degli artisti di 5 mila lire. Fu inaugurato il 7/5/1902 nel contesto della Prima Esposizione Internazionale d’arte Moderna Decorativa allestita a Torino da Aprile a Novembre. Con il cavallo, punto focale del monumento, tutto nervi e spavento, con le froge dilatate, in piena battaglia, poggiante sulle zampe posteriori e le anteriori scalcianti in aria, sfidò le leggi della statica. Sul basamento scorre l’epica cavalcata dei cavalieri sabaudi, singolarmente riconoscibili nelle fattezze, che attraversando 9 secoli di storia vanno a porsi sotto l’aquila ad ali spiegate e i due scudi ,anche quello di Spagna, di cui Amedeo fu Re. È uno dei monumenti più belli di Torino. Il capolavoro che l’artista lasciò alla sua città. Fanno da sfondo all’altorilievo la Sagra di San Michele, Superga e altro. Suo è anche l’imponente fregio in bronzo dell’Aula del Parlamento a Montecitorio posto alle spalle del banco del Governo e del seggio del Presidente del Consiglio, detto anche “la glorificazione della dinastia sabauda”, sistemato in loco nel 1913, lungo13 mt per 3,20 di h che si vede sempre nelle inquadrature televisive. Vi ripropose in tono classicheggiante il carattere epico-eroico dell’altorilievo del monumento. Al centro l’Italia regge lo Statuto Albertino con a sinistra la Forza Militare e a destra la Diplomazia, sovrastate dalle fronde di due robuste querce, simboli di ordine e libertà. I cavalieri, da Umberto Biancamano a Vittorio Emanuele III, a capo scoperto, di fronte alla Nazione, allora Monarchia Costituzionale, sfumano tra i profili del Monviso e dell’Etna simboli di delimitazione geografica. Nella Gipsoteca se ne può ammirare uno stupendo gesso e tanto altro. Tutto il formidabile contenuto di questo particolare Museo merita infatti una visita. Morì improvvisamente a Torino nel 1915, nella casa che si era progettata da sè, in Corso Massimo D’Azeglio 40, oggi sparita. Curiosità: la statua in bronzo del Cottolengo, nella cappella, dove il Santo soleva pregare, a destra entrando, della Chiesa del Corpus Domini, nella piazzetta omonima, è opera dello stesso Calandra.
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