Quando per la prima volta si vede questo attrezzo da cucina davvero inusuale ci si pone subito la domanda: A cosa serve?, perché solamente dalla forma non si riesce ad immaginarne l’utilizzo. La soluzione è semplice quanto lo è per tante altre attrezzature ormai entrate nell’uso quotidiano e di cui, nonostante le motorizzazioni imperino, non riusciamo più a fare a meno. Già l’esecuzione in alluminio stampato ci da delle indicazioni sull’epoca di costruzione, ma l’indovinello continua ad essere ghiotto anche perché il nome commerciale ha solo un riferimento nostalgico al periodo autarchico quando si cercava in ogni modo di valorizzare i prodotti italici. La forma ci porterebbe a pensare a un qualche cosa legato all’ambiente liturgico, ma siamo completamente fuori strada anche per l’umiltà del materiale usato. Per favorire chi voglia svelare l’arcano possiamo aggiungere che le sostanze che venivano usate con questo attrezzo erano: uova, latte zucchero, farina di grano, panna, ghiaccio, olio, limone, liquori e altri ancora. Dalla collezione dell’amico Domenico Musci si scopre che il produttore e detentore del brevetto Mondiale era la pluripremiata ditta di un certo Bianco Antonio (un nome affatto comune) di Milano, il quale si premuniva di garantire l’originalità dell’apparecchio e, con un piccolo manualetto d’istruzioni, forniva anche agli acquirenti delle possibili ricette da realizzare. Poiché nei tempi vicini alla seconda guerra mondiale le famiglie erano decisamente numerose si era pensato a due versioni, una da mezzo litro e l’altra da un litro. Visto che nessuno indovina passiamo a esaminare il funzionamento. Si apriva innanzitutto il coperchio superiore, quello con una fessura trasversale da cui fuoriusciva una bacchetta metallica, si inserivano all’interno della coppa gli ingredienti, si richiudeva il coperchio. A questo punto si muoveva ripetutamente la bacchetta, tramite l’anello di cui era provvista ad un’estremità, in modo da agitare e sbattere gli ingredienti. A seconda del tipo di ricetta l’apparecchio poteva, vista la sua costruzione in metallo ad alta conducibilità, essere preventivamente raffreddato con il ghiaccio o riscaldato a bagnomaria. Ormai non resta che rivelare quali specialità potessero uscire da questo famigerato Apparecchio Italico. In effetti, a seconda degli ingredienti introdotti in quello che non era niente altro che uno sbattitore multiuso, si preparavano creme all’uovo, creme al cioccolato, con frutta o con altri sapori, frappé, zabaione, cocktail, maionese, panna montata, gelato, pastella per fritture, pastella dolce da friggere, uova al marsala, cremolata di fragole, lattemiele e altre prelibatezze. Volendo trovare un termine esaustivo si può definire come l’antesignano del moderno frullatore, solo che era rigorosamente manuale ed ecologico perché non consumava altra energia che quelle delle mani. Tanto per fare un raffronto con i nostri tempi ci si può consolare scoprendo che i due modelli costavano rispettivamente £12,75 e £17,75 e, ovviamente, bisognava diffidare dalle imitazioni. Oggi comodamente spremiamo la maionese dal tubetto, spruzziamo la panna dalla bomboletta spray, lo zabaione è un dessert da ristorante e per qualsiasi ricetta c’è il multi - robot che trita, frulla, impasta, ecc. E il sapore genuino dove lo troviamo? da "365 Volte Piemonte in Cucina" edito da Il Punto-Piemonte in Bancarella
L’Apparecchio Italico non lo ho conosciuto, ma ho avuto il....piacere di conoscere un suo parente prossimo, il macina-caffè. Me lo ricordo con nostalgia (e con un po’ di terrore) quando con l’apparecchio a manovella stretto fra le gambe mi facevano (chissà perché toccava sempre a me) macinare il caffè e dopo ogni quindicina di girate di manovella controllavo se ce ne fosse ancora. Il caffè da macinare aveva una strana e misteriosa prerogativa...non finiva mai !!!