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PIETRO PIFFETTI. GIOVANNI MARIA BONZANIGO. FRITZ L’ELEFANTE A STUPINIGI  di Maurizia 01/02/2012 
A novembre ha riaperto la Palazzina di Caccia di Stupinigi il cui atto di nascita è l’11/04/1729, data del Reale Biglietto che Vittorio Amedeo II notificò al “Conseglio della Sacra Religione et Ordine Militare de’Santi Maurizio e Lazzaro, di cui era Generale Gran Maestro, significando la volontà di “far costruire una nuova Fabbrica nelle vicinanze di Stupinigi” che “doveva essere messa a coperto nell’anno in corso e terminata nell’anno venturo 1730”. La Commenda dell’Ordine avrebbe dovuto sovraintendere alla costruzione e l’avrebbe poi avuta ”unita ed affecta”. Dal 1573 il Castello, ancora esistente in via Vinovo, detto Castelvecchio, i boschi e le terre circostanti, erano stati il primo nucleo delle dotazioni dell’Ordine voluto da Emanuele Filiberto. Filippo Juvarra vi edificò una ”stella”, con un salone centrale ellittico da cui partono 4 braccia a Croce di Sant’Andrea. Le due verso Torino erano collegate attraverso gallerie ai corpi che chiudevano a tenaglia il cortile d’onore. I due corni verso il giardino, con gli appartamenti di levante e ponente, furono costruiti più tardi, insieme agli ulteriori prolungamenti verso il viale alberato, diretto in città. Nel 1733/34 il nucleo originario era finito e l’abate siciliano ne era stato l’abile regista. Vittorio Amedeo II lo conobbe a Palermo, quando vi fu incoronato Re di Sicilia nel 1713 e lo volle presso di sé a Torino. L’architetto scelse di persona la cava di Superga, da cui doveva arrivare la calce pesante per la costruzione del primo trabucco fuori terra, vecchia misura piemontese pari a 3m,86 mm e per il resto, quelle di Rivara e Giaveno, nonchè gli artigiani che lavorarono alle decorazioni pittoriche, stucchi ed arredi. Pietro Piffetti era il più abile e noto ebanista mobiliere intarsiatore del settecento europeo, ”figlio” della Università dei Minusieri creatasi a Torino nel 1636 con sede nella piazzetta omonima del vicolo Santa Maria. Nato in Valsesia o in città nel 1701, da famiglia analfabeta, per volere, pare, di un religioso, ebbe una educazione umanistica accurata, perfezionata a Roma. Si reclamò il suo ritorno a Torino nel 1731 dove lavorò tutta la vita, quale ebanista reale, creando capolavori senza pari. I suoi mobili in legni pregiati, dalle sagome morbide, smussati negli angoli e con gli intarsi a carattere mitologico, morale o decorativo, in avorio, osso bianco, colorato, tartaruga, lamine d’argento, bronzo, ottone, creano effetti pittorici sorprendenti. Figura ”misteriosa”, non se ne ha un ritratto, morì nel 1777 e fu sepolto prima in San Lorenzo e poi nei sotterranei del Duomo. Suo è l’inginocchiatoio, che doveva forse fare parte di una nicchia pregadio, un piccolo ambiente di preghiera simile a quello di Palazzo Reale, di cui però non c’è traccia. Rubato anni fà, impossibile da vendere, fu ritrovato. Sul ripiano porta incise le parole di Pietro a Gesù, ”Domine tu scis quia amo te” e l’armadio-medagliere. Era posto nella camera da letto della Regina, oggi in restauro, con 8 cassetti estraibili per riporvi le medaglie. Suo è anche il doppio corpo, o comò-stipo, migrato al Quirinale nel 1889, per arredarvi le camera del Kaiser Guglielmo II e tornato alcuni mesi a Venaria per i 150 anni, simile allo stupendo “gemello” della fondazione Accorsi di Via Po 55. Altro artigiano, che operò a Stupinigi, di cui si ammira un mobile, ornato di piccolissimi intagli in legno, laccati di bianco e riportati su fondo azzurro, nella sala intitolatagli, fu Giuseppe Maria Bonzanigo. È la sua creazione più nota di un raro virtuosismo. Sembra un armadio alto e stretto, invece è una scrivania, il cui finto cassetto si ribalta, come piano da scrivere e i due sportelli superiori si aprono svelando cassettini e ripostigli segreti per celare i documenti. Nato ad Asti nel 1745, da una famiglia di validi intagliatori operanti nella cittadina, ebbe da Vittorio Amedeo III nel 1775 il brevetto di regio scultore. Torinese era anche Francesco Ladetto, cui Juvarra commissionò il Cervo in bronzo, issato sulla cupola nel 1766, che si ammira, restaurato, nelle scuderie. Ladetto, avendo studiato a Parigi si era “francesizzato” in Ladette! Curiosità. Nell’800, alla palazzina, c’era il “serraglio delle fiere”, e la gente accorreva a vedere gli animali, e su tutti, lo sfortunato elefante asiatico che il Vicerè d’Egitto aveva donato a Carlo Felice. Arrivò a Genova il 24/10/1826 e fu alloggiato nelle scuderie di levante, in primavera, sistemate apposta per lui, con nel cortile una vasca circolare munita di scivolo per il bagno. Accudito curato e studiato per 25 anni si intristì con la morte del suo guardiano e impazzito uccise il nuovo. Lo si dovette sopprimere, in un”locale ad hoc” con l’ossido di carbonio nel 1852. Donato al Museo Zoologico dell’Università, Fritz, è oggi al Museo Regionale di Scienze Naturali in Via Giolitti 36, in veste di scheletro e di bestione cui fu scattato, da vivo, il primo dagherrotipo (foto) in assoluto ad oggetto animale. Chissà dove sono finite le sue zanne?!
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