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LA PEOTA SABAUDA OVVERO IL PICCOLO BUCINTORO DI TORINO  di Maurizia 01/05/2012 
Il Bucintoro era la monumentale Galea di Stato del Doge sul quale ogni anno,il giorno dell’Assunta, si imbarcava per celebrare il rito dello Sposalizio di Venezia con il Mare fin dall’XI secolo. Ogni 90 anni circa l’imbarcazione veniva sostituita e l’ultimo Bucintoro, dipinto dal Canaletto nel quadro del 1740, che si ammira nello “scrigno” della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli del Lingotto, fu varato nel 1729. Lungo 34 metri a due piani, con baldacchino finestrato a 90 posti, ridondante di velluti e sculture lignee in oro zecchino simboleggiava la gloria e la potenza di Venezia. Impegnava tre ammiragli, 40 marinai e 168 vogatori divisi per 4 su 42 remi. Napoleone nel 1798, in spregio alla Serenissima, pensò bene di tagliare a pezzi i fregi dorati per ricuperarne l’oro, facendone un falò che durò tre giorni, e lo scafo fu poi demolito nell’800. La Peota era una imbarcazione lagunare più piccolina, a chiglia piatta, usata per cerimonie di gala dai nobili Veneziani e anche dalle famiglie ducali del Po, gli Sforza di Milano, i Gonzaga di Mantova, gli Estensi di Ferrara, per festeggiamenti fluviali, che le commissionavano agli squeri (cantieri) di Venezia. Anche Carlo Emanuele III ne ordinò una nel 1730, all’Arsenale di Venezia e si dice sia stata costruita negli squeri di Burano. Le sculture sarebbero state indicate agli intagliatori Matteo Calderoni ed Egidio Goyel dal Juvarra che probabilmente fu l’ideatore della coreografia di prua, con la statua lignea di Narciso, che navigando si specchiava nell’acqua, affiancato da quelle del Po e dell’Adige. A poppa i due cavalli marini con i due putti sono divisi dal timone e le fiancate arricchite da tritoni e nereidi. Munita di 8 remi, un albero a vela alto 10 metri, era lunga 16 larga 3 alta 4 e pesante 6 tonnellate. La “cabina” coperta finestrata è impreziosita da un pannello rievocativo dello storico incontro tra papa Nicola V e Amedeo VIII, dipinti e allegorie d’arti e scienze, con panche laterali. È in assoluto l’unico “bucintoro” settecentesco preservatosi per 280 anni. Partì da Venezia il 2 agosto 1731 in parte imballato, con due barche d’appoggio legate tra loro a mo di convoglio e una gondola. A rimorchio, viaggiando controcorrente sul Po, arrivò a Torino dopo circa un mese. Non fu un viaggio facile, per le molte insidie del fiume, per il “traffico” dei traghettatori da una sponda all’altra, per i natanti commerciali, le barche dei pescatori e l’attraversamento delle dogane degli Stati che si affacciavano sulle due rive fino al confine Piemontese. Il tutto fu possibile grazie alla sinergia, bravura e attenzione tra gli uomini a bordo, due marinai di fiume di Casale, e i cavallanti e i bovari che da terra trainavano, come si apprende leggendo gli scritti in merito di Luigi Griva, studioso, da decenni, della Peota e della Storia della Regolamentazione Fluviale Sabauda. All’Imbarcadero del Valentino, dove era stata allestita la rimessa, tolto l’imballo apparve in tutto il suo splendore dorato. Fu acquistata non solo per diletto ma altresì per dare maggior “lustro” alla casata che intendeva, anche in tal modo, affermare più incisivamente i diritti commerciali sul Po che riteneva “propri” nel suo scorrere verso la Pianura Padana. Il fatto che il Fiume nascesse nel vecchio Ducato, dava prestigio al dominio sulla sua parte piemontese che unito al possesso delle confluenze del Tanaro e del Ticino creava un importante bacino per il trasporto delle merci dal nord-ovest. Già Emanuele Filiberto, intuita l’importanza del collegamento mercantile fluviale tra Torino e Venezia, nel 1577 aveva creato il Magistrato alle Acque disponendo norme “giuridiche” per i diversi aspetti e situazioni ispirandosi alla legislazione veneta. Considerata una “ reggia galleggiante”, paragonata ad uno stupendo “cigno”, fu usata in occasione del matrimonio di Carlo Emanuele IV con Maria Clotilde di Borbone nel 1776, di Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide nel 1842 e di Amedeo d’Aosta con Maria Dal Pozzo della Cisterna nel 1867. Nel 1873 Vittorio Emanuele II la donò alla città. Destinata al Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama, costituito nel 1860, fu sempre un vanto prezioso per Torino, protagonista della Mostra del Barocco del 1937 a Palazzo Carignano e del 1963 a Palazzo Madama. Fu rimossa dal piano terra di Palazzo Madama nel 2000, quando fu deciso di portare alla luce i resti della Porta e della Strada Romana, individuati a fine 900 dall’architetto D’Andrade, inglobati nella costruzione di Palazzo Madama, oggi visibili, dopo la rimozione del preesistente pavimento. Trasportata in un locale attrezzato ad Aramengo al Centro Restauri Nicola è stata concessa in comodato alla Reggia di Venaria e lì si trova dal settembre 2011 per i restauri e l’esposizione al pubblico nell’autunno. Narciso non vedrà l’ora di tornare a rimirare la sua immagine e chissà se preferirebbe uno specchio d’acqua o uno specchio specchio?!?.
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COMMENTI AL BLOG  LA PEOTA SABAUDA OVVERO IL PICCOLO BUCINTORO DI TORINO


Commento postato da   Maurizia 29/05/2012 alle 15.43
Sono io che devo ringraziare, perché senza i Tuoi studi e scritti non sarebbe possibile avere notizie così interessanti e citare l’Autore di quanto si riporta è doveroso.
Qualsiasi indicazione su come e dove reperire altre notizie del Po dei Savoia mi sono graditissime.
Maurizia




Commento postato da   Luigi Griva 28/05/2012 alle 15.53
Grazie, Maurizia !
Se ti servono altre notizie sul Po dei Savoia,
hai solo da chiedere!




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