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DA STAFFARDA 1690 A TORINO 1706.  di Maurizia 11/06/2012 

LA SOFFERTA RIBELLIONE DI VITTORIO AMEDEO II AL VASSALLAGGIO DEL RE SOLE.
Il 2 e 3 giugno si è rievocata, alla Abbazia di Staffarda, affacciata sulla strada Saluzzo-Pinerolo, simbolo di quell’arte e cultura che il medioevo seppe darsi, equilibrando alta spiritualità e lavoro, collettività ed individuo, la battaglia combattutasi il 18/8/1690, tra il Po e il torrente Ghiandone, fra Sabaudi Spagnoli e una rappresentanza Austriaca, contro i Francesi. Lo storico saluzzese Carlo Muletti la introdusse così: ”Re Luigi XIV colle sue prepotenze si era attirato il livore di quasi tutti gli stati europei, i quali si unirono contro di lui nella lega di Augusta (1689). Scoppiò allora una guerra generale che ebbe episodi nelle Fiandre, sul Reno, nella Spagna e in Italia (1689-1690) dove, quale alleato del Duca Vittorio Amedeo II combatteva il Catinat contro i Barbetti delle Valli Valdesi. Ma Re Luigi volendo chiarire la situazione, circa l’atteggiamento del Piemonte nelle prossime guerre, fece varcare i confini al Catinat, il quale, in nome del proprio Re, pretese dal Duca di Savoia preziosi pegni, più di vassallaggio che d’alleanza. Vittorio Amedeo rifiutando, si schierò contro la Francia, ed entrò a far parte della Lega di Augusta (1690) con promessa sia di denaro che di milizie”. Non era semplice per il 21enne Duca liberarsi dal “giogo” francese e per la geografia del Ducato e per i legami di parentela passate nonchè le sue nozze a Versailles nel 1684 con Anna d’Orlèans nipote dello stesso Luigi. Iniziò a prenderne le distanze nel 1687, con ingegnose mosse diplomatiche, motivato anche dall’intenzione inconfessabile, di non voler essere parte nella feroce persecuzione del Re Sole contro i Valdesi, iniziata nel 1686. Emblematico fu il viaggio a Venezia, mascherato da partecipazione al Carnevale, ma in realtà un primo contatto con l’Imperatore. Voleva, non importa a che prezzo, togliersi di dosso la ingombrante realtà di vassallo o, peggio, di paggio del Re di Francia e diventare un principe libero. Nel 1690 Luigi XIV, venuto a conoscenza di siffatti maneggi, ordinò al Maresciallo Catinat, volente o nolente il duca, di invadere il Piemonte aprendosi la via verso la Lombardia Spagnola. Vittorio Amedeo privo di condizioni concrete dalla nuova alleanza usa l’astuzia. Consente al Catinat di entrare in Piemonte e accamparsi ad Avigliana il 30/3 e mentre manda a Versailles promesse di sottomissione, firma il 3/6 con il Governatore Spagnolo di Milano, l’accordo di aiuto. In caso di vittoria Pinerolo, allora francese andrà al Duca e Casale alla Spagna. Ma la Spagna è deboluccia, vuole difendere Milano, ma non coinvolgersi troppo nel conflitto. Con l’Imperatore gli accordi si sottoscrivono il 4. Leopoldo I però, vuole sì cacciare i Francesi dal Nord d’Italia, ma per sostituirsi agli Spagnoli nel dominio di Milano in barba all’alleanza. È lampante che nell’armata coesistono interessi non omogenei che saranno determinanti nella sconfitta di Staffarda. Il comandante Spagnolo Luovigny infatti, ligio alle direttive politiche più che alle esigenze della battaglia eseguirà agli ordini del Duca con esasperante lentezza imponendo ai suoi di marciare ”a poco a poco” verso le postazioni della battaglia .Il 5/6/1690 il Duca convoca l’ambasciatore Francese Rèbenac. È guerra alla Francia! Il 15/8 il Catinat si sposta verso Cavour e l’alleanza si distribuisce tra Villafranca Carignano e Lombriasco coll’intento di impedirgli di dirigersi verso Milano, cosa che gli Spagnoli temono, ma che i Francesi non pensano, anzi il 17/8, nottetempo, costeggiando Barge, Envie e Revello, con il fianco destro alle colline, arrivano a Saluzzo. Vittorio Amedeo si sposta a Staffarda con la cavalleria e non trovando francesi, convocato il consiglio di guerra, vi fa radunare le truppe. Forse delle spie falsano la posizione dei francesi e quando arrivano le notizie vere che sono vicinissimi è troppo tardi. Il 18 allestisce la difesa in fretta e furia sul terreno a sud di Staffarda, che gli sarebbe stato congeniale perchè, paludoso frammisto a vigne fossati e boscaglia ed è investito dai Francesi. La battaglia dura tre ore. La fanteria sabauda è provata e il Duca poco può fare, quando, incendiate le cascine i Galli saccheggiano l’Abbazia. Si ritira verso Carmagnola protetto dal Conte di Verrua e dal Principe Eugenio. La ribellione al Re Sole costò al Duca anche la sconfitta della Marsaglia nel 1693 e il ducato terra bruciata. ”O perire o vendicarsi”. Rinuncia, al momento, alle sue ambizioni e abbandona la coalizione riottenendo nel 1696 le sue terre più Pinerolo e Casale neutralizzata. Si profila all’orizzonte la guerra di Successione Spagnola e il Duca giocherà le sue carte cambiando di nuovo alleanze e il piccolo Ducato diventerà un Regno. Finalmente con la battaglia di Torino del 1706 darà scacco al Re Sole!
Curiosità. I Valdesi erano chiamati barbetti, dall’appellativo barba, zio, dato ai loro predicatori cui si doveva rispetto.
Particolarità. I francesi diedero fuoco al portico del chiostro che non essendo a campate in muratura ma in legno fu letteralmente divorato dalle fiamme!!!
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COMMENTI AL BLOG  DA STAFFARDA 1690 A TORINO 1706.


Commento postato da   Beppe Lachello 11/06/2012 alle 22.43
Un grazie a Maurizia per la sua grande spiegazione di storia e della battaglia rivissuta insieme, in una giornata piena di momenti storici e di odori di guerra che ci ha fatto fare un balzo indietro con la macchina del tempo!
Beppe.

Ps. cliccate sulla foto della battaglia per vederne altre della giornata.




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