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IL SOGNO INFRANTO DELLA LOCOMOTIVA CHE VOLEVA ARRIVARE AL MARE  di Maurizia 26/06/2012 
CEVA-GARESSIO-ORMEA-ONEGLIA E LA STRADA DEL COLLE DI NAVA.

La prima locomotiva che arrivò sbuffando sul curvone della Stazione di Ormea nel 1893 scalpitava per ripartire fischiando alla volta di Oneglia. Sognava di tuffarsi nel mar Ligure di Ponente, stordita dalla salsedine e dal forte profumo degli ulivi. Non sapeva che il destino avverso non le avrebbe mai fatto vedere il mare di Oneglia che insieme a Porto Maurizio dal 1923 fanno Imperia. Neppure immaginava che il tratto percorso, da Ceva fin lì, attraverso ponti sul Tanaro, suo costante compagno di viaggio, che offre alla vista uno stupendo scorcio di Piemonte Occidentale, sarebbe diventato un ultracentenario ramo secco raggrinzitosi nello struggimento del mare negato. Si iniziò a parlare di un progetto che collegasse Torino al Mare di Ponente passando per Mondovì e l’Alta Valle Tanaro sin dal 1845 ma nel 1858 il Parlamento Subalpino approvò la rivale Ceva-Savona, patrocinata dal potente ed influente ministro dei Lavori Pubblici Pietro Paleocapa, valente ingegnere, fautore dello sviluppo ferroviario del Regno di Sardegna che contribuì al Traforo del Frejus e al taglio del’Istmo di Suez. Nel 1879 per ragioni “elettorali “ si optò invece, in Parlamento, per l’altra rivale la Cuneo-Ventimiglia e fu chiaro che forse tra Piemonte e Liguria non si sarebbe costruita una terza linea ferroviaria come dimostrano i tanti progetti presentati fino al 1982, rimasti lettera morta. Anche nel 1904, quando la neonata Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, assunse la gestione delle linee in capo alle società private, la Ceva-Mare non la spuntò, neppure nella duplice versione, di Garessio-Oneglia o Ormea-Oneglia. Campanilismi secolari tra Comuni Liguri e Piemontesi non furono forse estranei alla circostanza che della Ceva-Oneglia non se ne fece nulla e la strada del Colle di Nava non ebbe mai la sua ferrovia. Emanuele Filiberto aveva acquistato la signoria di Oneglia nel 1576 da Gian Gerolamo Doria per far passare senza dazi il sale in Piemonte e recatosi a vedere il suo nuovo possedimento, via Ormea su mulattiere disastrate, capì subito la necessità di costruire una strada, ma la Repubblica di Genova glielo impedì, contestandogli il possesso di Oneglia, che divenne in toto Sabauda solo nel 1815 e Carlo Alberto la insignì del titolo di “Civitas Fidelissima” per i sacrifici sopportati in nome della Casata. Anche Carlo Emanuele I pensò ad una via, quando nel 1615 non potè soccorrere Oneglia, perché Genova pose il veto al passaggio nel suo territorio. Vittorio Amedeo II pensò ad una strada tutta in area sabauda, all’insaputa dei genovesi, da Oneglia attraverso i Ponti di Pornassio fino a Ponte di Nava, ma il progetto si arenò e i mulattieri continuarono a portare in Piemonte sale e oli d’oliva sui “sentieri” sgangherati usati a scopi militari. Ad una vera strada carrozzabile pensò Napoleone, che dichiarato nel 1801 il Piemonte provvisoriamente unito alla Francia, lo divise in sei Dipartimenti inserendo in quello della Stura Cuneo e Oneglia, poi ceduta a Genova, ordinando nel 1805, la costruzione della via Oneglia-Ormea. Nel 1844, ultimato dai Savoia il porto di Oneglia e il collegamento viario fino a Mondovì la strada potè dirsi aperta. Gli stanziamenti disposti da Carlo Alberto e voluti dal Marchese Lascaris, originario di Oneglia e residente a Torino, erano stati decisivi. La ferrovia invece Torino-Garessio-Oneglia, che sarebbe stata meno dispendiosa della Torino-Cuneo-Ventiniglia e indicata nei progetti del 1903, come “la migliore e più diretta comunicazione tra Torino e la Liguria Occidentale” battè il passo.
Particolarità: Garessio è famosa per la sua acqua leggera e curativa del Colle di ”San Bernardo”, definita , “a più basso contenuto di sostanze solide di tutto il mondo” tanto da permetterne l’imbottigliamento nel luglio 1926, fatto non consueto.

In suo onore il garessino Giorgetto Giugiaro ha creato la bottiglia di vetro a gocce. Nella bella epoque, sui resti di un Convento Cappuccino, poi Caserma, sorse uno fra i più meravigliosi Alberghi d’Europa, Il Grand Hotel Miramonti, con una fascinosa clientela cosmopolita che al mattino, all’Albergo della Fonte, beveva l’acqua salutare e alla sera si esibiva in feste danzanti nei saloni che il padre di Giorgetto aveva decorato. La costruzione, dopo complesse vicende, si incendiò nell’estate del 1986.
Curiosità: a Torino, in Piazza Paleocapa, vicino a Porta Nuova campeggia la statua Pietro Paleocapa opera di Odoardo Tabacchi, inaugurata nel 1871, seduto in poltrona con il bastone e il cappotto sullo schienale. Divenne cieco negli ultimi 15 anni di vita, ma non rinunciò al lavoro e il bastone simbolo della sua cecità, fu fatto a pezzi e portato via negli anni 50. Il 21/2 scorso, nella giornata nazionale del Braille, su iniziativa della Ass.Piemontese Retinopatici e Ipovedenti, gliene è stato restituito uno tutto nuovo!!!.
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