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BRINDOR  di renato agagliate 27/04/2015 
Passando da Poirino ho notato un hotel con, per nome, una parola in piemontese: brindor.
Mi ricordo di aver sentito la definizione di questa parola alcuni anni fa. Si trattava del "facchino da vino" così chiamato per via del recipiente portato sulle spalle, la brinda (brenta, in italiano). Qualcuno ha altre notizie? Ringrazio in anticipo che volesse aggiungere qualcosa. René
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COMMENTI AL BLOG  BRINDOR


Commento postato da   renato agagliate 30/04/2015 alle 16:57
Ringrazio Beppe Lachello per il tempestivo intervento. Intanto ho fatto altre ricerche ed ho trovato su "Dnans ch’a fassa neuit" di Luciano Gibelli, queste notizie:
BRINDOR
Il BRINDOR o Brentatore non era soltanto il facchino trasportatore nel commercio del vino, ma anche una sorta di pubblico ufficiale e di pompiere, (nonché un esperto dei lavori di cantina; non di rado, dopo il trasporto del vino a casa del cliente egli si intratteneva nella cantina del signore e dispensava consigli sulle epoche di travaso, i recipienti da usare e le tecniche da rispettare).
Giurando egli sui Capitoli da osservarsi dai Brentatori, datati 15 settembre 1757, s’impegnava di trasportare acqua con la propria Brenta* nei casi d’incendio. Egli doveva persino stabilire il proprio domicilio in zona ragionata al fine di rendere pronto ed efficace il suo intervento.
I Capitoli da osservarsi, del 1757 come abbiamo visto, derivavano da precedenti costumanze: nel 1706, ad esempio, il Marchese di Caraglio, comandante generale della difesa di Torino assediata, ordinava già che si tenesse in ogni corte un tino sempre pieno d’acqua e si tenessero pronti i Brentatori e Cabassini per correre sui luoghi d’incendio. Nel 1742, in una Torino di 67.890 anime, i Brentatori o NOTA (leggi nuta) com’erano chiamati insieme ai “provinciali” che scendevano in città, erano 390. Ciò significa che le forze antincendio della comunità rappresentavano lo 0,57 della popolazione. Praticamente i NOTA (quasi tutti provenienti dalla Valsesia e Val d’Ossola e così chiamati per il loro modo di dire “no”) avevano un’uniforme: il Camisasso Blu (CÀMUS) a maniche lunghe, caratteristico ed inconfondibile distintivo corporativo e di confraternita, alla pari della Cotta bianca degli ecclesiastici o il Sacco o Cappa dei Batù.
L’ordinanza 4 febbraio 1766 del Vicario di Polizia di Torino, proibiva – pena 25 scudi d’oro – a li tenenti cantine e magazini da vino, come pure cabarettieri o altri di fare i Brentatori o comunque di portare il Camisasso.
Probabilmente dal lungo camisasso turchino dei Brentatori patentati deriva il cognome CAMISASSA. La blusa turchina (colore ottenuto dai tintori del tempo con il Carbonato di Rame) dei Brentatori, oltre che segno distintivo della Corporazione fu anche emblema di onestà essendo la categoria benvoluta e stimata dalla popolazione, al sommo grado (per es. i Brentatori avevano l’onore di aprire la processione della Consolata, subito dietro ai celebranti), tanto che lo stesso ISLER in una sua canzone accenna al Camice del Brentatore come dignitosa veste funeraria:

... vestime, peui, con ël Càmus
stërmà an la guardaròba,
ch’am fassa pa na bòba
ant cost ùltim onor,
i l’heu mai gavalo
dal di ch’i l’heu catalo
da Nicola ’l Bridor...

Con la scomparsa del mercato pubblico e tutelato del vino, scomparve anche il Brentatore del quale, oltre al ricordo affettuoso, ci rimane la Brenta: come vocabolo che in Piemonte continua a significare mezzo ettolitro; come misura qua e là ancora usata e come atrezzo ormai finito irrimediabilmente nelle cantine al pari del COPPO e del BIGONCIUOLO.
Con il Coppo, il Bigonciuolo, la Brenta e l’Ammostatore si travasava il mosto affinché fermentasse separato dai graspi e dalle bucce per precisi procedimenti di vinificazione.

MISURE ANTICHE DA VINO

CARÀ di 10 Bottali: più che una misura fu una quantità di vino contenuta in dieci Bottali di otto Brente caduno; ossia poco meno di 4000 litri ripartiti in dieci recipienti trasportati da più carri.

CÀRA (occhio all’accento), di dieci Brente: corrispondente a litri492,840

BOTAL da 8 Brente: corrispondente a litri 394,450

BRINDA, da 36 Pinte: corrispondeva a litri 49,280

PINTA da 2 Boccali: valeva litri 1,369

BOCAL, da 2/4 di Pinta o 2 Quartin: litri 0,684

QUARTIN da 2 Picé, vale a dire litri 0,342

PICÉ (bicchiere): corrispondeva a litri 0,171

*la BRENTA
era costruita con il fondo e le doghe di legno cerchiate di ferro. La forma era ellittica come il Bigonciuolo ma più alta e slanciata di questo ed era portata a spalle mediante due spallacci di cuoio, uno dei quali – nei modelli più raffinati – era sganciabile.
Conteneva circa 50 litri misurabili di 10 in 10 mediante cinque coppie di Stecche – specie di chiodo d’ottone – a testa piramidale, diametro 6-8 millimetri- piantate all’interno nel legno delle Doghe, l’ultima coppia delle quali arrivava circa a 20 centimetri dal bordo.
Piantate una di fronte all’altra, le Stecche servivano anche per controllare la verticalità della Brenta al momento della misurazione che era esatta, e si diceva a mesa coèrta se il vino arrivava alle punte delle Stecche. La misura abbondante era detta a Bròcla coèrta.

Modo di dire per gli ubriachi: A l’é rivà a mesa bròcla per sottintendere che si è scolato la quantità di vino che arriva alla prima coppia di Stecche (10 litri)




Commento postato da   Beppe Lachello 27/04/2015 alle 14:05
vedasi questa pagina del sito:
http://www.mepiemont.net/stampe/mestieri/mestier_pag1.html




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