La Fiat in corso Dante & del Lingotto


SCAF (Scuola Centrale Allievi Fiat) 1955

da supplemento de La Stampa

Lingotto 1928

Lingotto 1931 - Uscita maestranze

Fondata la Fiat nel 1899, si costruì la fabbrica su 12 mila metri quadrati. Nel marzo del 1900, all'inaugurazione ufficiale, sono state presentate una decina di auto che raggiungevano i 40 km all'ora e costavano 4200 lire, circa 25 milioni d'oggi. La fabbrica venne ingrandita finché nel 1916, Giovanni Agnelli disse: "A basta pi nen". E acquistò terreno al Lingotto. In quei anni nacquero altre fabbriche automobilistiche: Itala, Spa, Seat, Ceirano, Chiribiri, Lancia, Taurinia, Temperino, ecc. Alcune chiusero, altre passarono alla FIAT

 


da supplemento de La Repubblica e de La Stampa

Borgo Medievale esterno (foto del 1890 ca)

Per l'Esposizione del 1884 si è creata questa perfetta riproduzione, su modelli valdostani e piemontesi (Fenis, Issogne e Challant), di un castello feudale con il suo borgo. Adesso, qui vengono giovani sposi a farsi fotografare dopo le nozze. Nella foto, il Borgo non ancora ultimato, manca la fontana dei melograni.

Borgo Medievale interno


Cartolina pubblicitaria che reclamizzava l'ambiente medievale del Ristorante San Giorgio

Passeggiata di bimbi con baglia e mamma al Valentino lungo le sponde del Po

Corso Valentino (oggi Corso Marconi)
Vista dall'belisco posto in prossimità di via Nizza. Era detto appunto corso Valentino per le ovvie ragioni che porta direttamente all'ingresso del Castello del Valentino

Laghetto del Valentino (foto Mario Gabinio)
Nel 1864 il Comune acquista il terreno dell'attuale parco del Valentino, ma solo nel 1877 inizia i lavori per la sistemazione. Nel 1884 il parco subisce una nuova conformazione dei viali in occasione dell'Esposizione Generale di Torino. Ed è in quella circostanza che viene costruita anche la "Vaccheria Svizzera", dove ora c'è lo Chalet.

da supplemento de La Stampa

Piazza Carlo Alberto (foto del 1946)

Si ripara il fondo ancora in pietre, uno degli ultimi. Per secoli il martellare degli stradini è stato sottofondo della vita urbana. C'erano nella piazza, a sinistra, le scuderie dei principi di Carignano, ne è rimasta la facciata. Dietro la facciata, nulla: un'intero isolato di sterpaglie e detriti. È così da chissà quanti anni e resterà così fino al 1974, quando finalmente l'antica facciata sarà incorporata nel palazzo per la Biblioteca Nazionale


Anni '20 del Novecento. Questo è l'edificio della Biblioteca Nazionale prima del bombardamento che lo rase al suolo.

da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa)
Anche qui siamo agli inizi del 900. Si nota la facciata del Palazzo Carignano prospicente la piazza e una vettura dell'epoca da Torino Anni 20 Ed.Valentino foto di M.Gabinio

da Calendari Piemontèis Ed. Il Punto Piemonte in Bancarella

Piazza Carignano

A destra dell'immagine campeggia la facciata ondulata in mattone a vista della dimora dei Savoia-Carignano, saliti al trono con Carlo Alberto. Questo palazzo, voluto dal principe Emanuele Filiberto, detto il muto, iniziato nel 1679 e proseguito fino al 1683 su progetto di Guarino Guarini, ospitò dal 1848 al 1860 l'aula del Parlamento Subalpino. Dal portone del palazzo usciva Camillo Benso di Cavour per recarsi nel ristorante del Cambio che si trova sul lato opposto della piazza. Di fronte al palazzo, sorge il teatro Carignano, fondato nel 1712 e più volte rifatto. Al centro della piazza spicca il monumento dedicato a Vincenzo Gioberti.

In piazza Carignano vi è il più prestigioso dei vecchi rirtoranti torinesi, entrato nella storia per essere stato frequentato da personaggi illustri, fra i quali Camillo Cavour. Sorto nel 1757, assunse questo nome presumibilmente perchè si effettuava anche il cambio delle monete; per un'altra storia vi rimando all'articolo sul Blog.
da Alberghi-Ristoranti-Caffè-Negozi della vecchia Torino. Ed. del Capricorno
Sempre in piazza Carignano esisteva fino al 1929 il Grande Ristorante Carignano già Dreher, ora occupato dalla famosa gelateria Pepino.
da Alberghi-Ristoranti-Caffè-Negozi della vecchia Torino. Ed. del Capricorno


Piazza S. Carlo

da supplemento de La Repubblica

È uno dei più perfetti esempi dell'urbanistica barocca, un tempo piazza Reale (in onore della Madama Reale Cristina di Francia), fu costruita su disegno di Carlo di Castellamonte nel 1640, a conclusione del primo ampliamento della cinta urbana. Le chiese gemelle di S.Cristina e S.Carlo, entrambe risalenti ai primi del '600, verranno completate in tempi diversi, rispettivamente nel 1715 ad opera dello Juvarra e nel 1834, a seguito di una pubblica sottoscrizione, da Ferdinando Caronesi. Al 1838 risale invece l'inaugurazione del monumento equestre a Emanuele Filiberto vittorioso a San Quintino ('L caval 'd Brons), opera dello scultore Marochetti..Il 21 settembre 1864 sul selciato di piazza San Carlo vennero raccolti i corpi di 184 persone, tra morti e feriti, a causa dei moti di piazza scatenatisi a seguito del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, sanguinosamente repressi dalla forza pubblica..

In questa foto si vede l'inizio della piazza da via Santa Teresa con il continuo di via M.Vittoria. Si noti il portone sulla sinistra dove ora è l'ingresso della Galleria San Federico. Il palazzo è stato demolito con il rifacimento di via Roma.
(foto anni Settanta)
Lamentiamoci pure del traffico, ma non pensiamo di dire "una volta era meglio". Questa immagine, che risale alla seconda metà degli anni Settanta, è eloquente sulla qualità della circolazione in Torino.

Via Roma

(foto del 1910 ca).Questa è la vera via Roma con vecchi palazzi, senza portici, larga una decina di metri e con i binari del tram. Più commerciale il primo tratto, da piazza Castello a piazza San Carlo, con negozi d'ogni genere, anche d'aspetto modesto. Favorevole alla lenta passeggiata,  agli incontri e alla conversazione, il secondo tratto. Fino all'inizio degli Anni Venti a Torino i veicoli viaggiavano a sinistra come in Inghilterra.


Incrocio via Roma con via Andrea Doria

Incrocio via Roma con via P.Amedeo

da 365 Volte Piemonte Ed. Il Punto



Immagini di via Roma prima dell'allargamento e del risanamento dei quartieri ad essa adiacenti, 1935
(Fototeca, album Via Roma anni trenta. Archivio storico comune di Torino).



Cortili di Via Roma prima del risanamento, 1935
(Fototeca, album Via Roma anni trenta. Archivio storico comune di Torino).

via Roma anni Cinquanta

via Roma anni Sessatnta

Piazza Carlo Felice

da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa)


Qui la vediamo con i pennoni monumentali allestiti per l'esposizione Internazionale del 1911
da 365 Volte Piemonte Ed. Il Punto Piemonte in Bancarella

Piazza e giardino, iniziati nel 1851, sono terminati nel 1855. Quattro anni dopo è zampillata la fontana centrale contemporaneamente al servizio dell'acqua potabile a Torino. Tutto questo dava un bel saluto al forestiero arrivato in treno. Comprende un'area di 17.052 metri quadrati al centro del quale si trova il giardino dedicato a Ernesto di Sambuy. Come si nota nella quarta foto in basso il giardino era ancora circondato dalla cancellata in ferro scomparsa in occasione della raccolta "Ferro per la Patria" indetta dal governo fascista durante le sanzioni contro l'Italia nel 1935 e poi agli inizi della guerra 1940-1945. Spicca anche la statua di Massimo d'Azeglio, opera dello scultore Balzico, inaugurata nel 1873. Dalla forma del basamento era chiamata dai vecchi torinesi "La Stua", la stufa, per la somiglianza che aveva con quelle in ceramica fabbricate a Castellamonte. Questa statua oggi la ritroviamo al Valentino all'inizio di corso M. d'Azeglio.


Piazza Paleocapa

 

da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa)

 

Piazza posta fra piazza Carlo Felice e via XX Settembre. Al centro della piazza vi è la statua in marmo del ministro scienziato Pietro Paleocapa, opera dello scultore Odoardo Tabacchi. Tranne il tratto cinto da portici il resto della piazza è racchiuso da grandi palazzi nei quali avevano sede importanti agenzie ed uffici di navigazione marittima.


da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa)

 

Piazza Lagrange

Piazza posta fra piazza Carlo Felice e la via omonima. Al centro della piazza vi è la statua in marmo dedicata a Luigi Lagrange, opera dello scultore Alberoni. Fu eretto per iniziativa dell'Accademia delle Scienze nel 1867.


Stazione di Porta Nuova (foto primi '900)

Vi passano i primi tram elettrici delle linee "Corso Vinzaglio" e "Barriera di Milano-Ponte Isabella". Appare evedente che, nonostante il traffico tranviario, la strada appartiene ancora ai pedoni. Questi delle fotografie sembrano attenti a non rompere un legame sicuro con la città, contegnosa e quieta. Corso Vittorio si chiama ancora Corso del Re. Già all'inizio del secolo il traffico vicino alla stazione era intenso. Tra i tram, biciclette, carri e carretti a mano, pedoni, compaiono timidamente le prime automobili.

da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa) e da 365 Volte Piemonte Ed. Il Punto

da supplemento de La Stampa

Interno di Porta Nuova (foto del 1900)

La stazione ferroviaria era ormai la versione moderna della porta della città. Costruita tra il 1860 e il 1868 al posto del vecchio "imbarcadero" della linea ferroviaria Torino-Genova. Aveva una copertura ad arcata in ferro giudicata un capolavoro. Durante la seconda guerra mondiale è stata demolita per recuperare il ferro.


Via Sacchi

Scorre parallela all’ultimo tratto della ferrovia, quello che porta alla stazione di Porta Nuova, tra l’incrocio con corso Sommeiller e la confluenza con corso Vittorio Emanuele. E’ il 26 aprile 1852: durante i preparativi per il trasferimento in luogo più sicuro delle regia officina per la fabbricazione delle polveri da sparo e della raffineria dei nitrati di zolfo, situate nel cuore del Borgo Dora detto anche Borgo Pallone (da cui il termine dialettale Balòn), succede l’irreparabile. All’improvviso, per cause imprecisate, un’ampia porzione della fabbrica salta in aria insieme a cinque tonnellate di polvere da sparo, causando la morte di 26 civili. Quasi tutte le case vicine vanno distrutte, ma la tragedia potrebbe assumere dimensioni inimmaginabili. Soltanto l’eroismo del sergente dell’arma di artiglieria Paolo Sacchi, a capo di un gruppetto di coraggiosi, evita il peggio: costui, con incredibile eroismo, riesce nell’impresa di isolare le fiamme dalle centinaia di barili di polvere esplosiva rimasti intatti.Durante la consegna di una delle tante onorificenze ricevute. Paolo Sacchi si schernì: “E’ stata la Madonna della Consolata a proteggere la città, non io”



Corso Stati Uniti (ex Duca di Genova)

Questo corso fu in parte aperto nel 1847 e dedicato al fratello di Vittorio Emanuele II (Ferdinando Maria Alberto Duca di Genova) nel 1858. Il corso fu poi prolungato fino alla ferrovia quando fu spostata piazza d'Armi nel 1874. E proprio di fronte al corso vi era fino agli anni 60-70 del 900, una passerella che collegava via Sacchi con via Nizza.


La Mole Antonelliana

Durante la sua costruzione (luglio 1884). In occasione della prima Esposizione Internazionale la ditta Gondrand proponeva un'ascensione in mongolfiera al prezzo di cinque lire. La sera del 10 agosto mentre infuriava un temporale, il pallone, ancorato al suolo, venne incenerito da un fulmine.

dal Calendari Memoria dël Temp 1992


dopo e prima il nubifragio dell'11 agosto 1904

I danni e la ricostruzione dopo l'uragano del 23 maggio 1953
da Memoria del Temp Ed. Il Punto

I lavori per la costruzione della Mole iniziarono nel 1863. L'edificio, il più alto in muratura d'Europa(m.167), progettato dall'architetto Alessandro Antonelli (1798-1888), doveva ospitare all'origine un tempio israelitico. Acquistata nel 1878 dal Comune, che stanziò 40.000 lire di allora per il completamento della cuspide, la Mole fu terminata nel 1897, divenendo sede del Museo del Risorgimento (oggi museo del cinema). La struttura della cupola, interamente in mattoni, si sviluppa secondo una trama di nervature reticolari, capace di resistere a enormi sollecitazioni. Inizialmente sulla punta era posto un angelo alto 3,60 m e del peso di 3000 kg, ma l' 11 agosto 1904 un nubifragio lo fece cadere, fermandosi, per fortuna su un terrazzo sottostante(come si vede nella prima foto). Venne messa allora una stella; di nuovo un forte uragano il 23 maggio 1953 alle ore 19,25 lo distrusse insieme a 47 metri di costruzione, che per fortuna non caddero orizzontalmente, ma perpendicolari alla Mole, evitando cosi le case sottostanti. I lavori di ripristino si conclusero il 31 gennaio 1961 con una nuova stella sulla vetta, esteriormente identica all'originale, ma rinforzata.

1953 Mole decapitata (da Archivio Luce 52" )

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Ricostruzione Mole (da Archivio Luce 36" )

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da Immagini di Torino d'Altri Tempi (La Stampa)

In questa foto si vede l'antica casa Montù, posta all'angolo tra via Po e via Motebello ed in primo piano due vetture tranviarie.