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Gianduja ProLoco Torino

Gianduja: storia e origini della maschera piemontese

Gianduja nasce verso la fine del ‘700 inizi ‘800 e ha origini piemontesi. Per essere più precisi ha origine in un paese dell’Astigiano, Callianetto.

Gianduja è allegro, di buon umore e terribilmente distratto: si narra che una volta abbia speso ore e ore a cercare il somaro su cui era in groppa!

Incarna lo spirito bonario e gioviale dei piemontesi, generoso e assennato, ospitale e sorridente: è il galantuomo coraggioso e sempre pronto a fare del bene. Ama il buon vino, la buona tavola e stare in compagnia.

Gianduja è “sposato” con Giacometta, fioraia e donna semplice ma dall’intelligenza vivace, che rappresenta la saggezza delle donne piemontesi, che sanno con il buon senso risolvere anche le situazioni più difficili.

Il suo costume è di classica foggia settecentesca e prevede pantaloni di fustagno marroni, calze rosse, panciotto giallo. In testa un cappello chiamato tricorno e una parrucca con il codino, al collo un fiocco verde o blu.

Molti autori hanno cercato di dare un significato al nome “Gianduja”. Tra le ipotesi più attendibili: Giandoja come contrazione di Gioanin dla doja (doja è il recipiente per il vino in lingua piemontese). In passato qualcuno avanzò anche l'ipotesi che si trattasse di una contrazione di Gens de la joie.

Curiosità su Gianduja

Durante il Carnevale del 1865, a Torino, la maschera di Gianduja distribuì per le strade della città una leccornia fatta di cacao, burro di cacao, zucchero e crema di nocciola delle Langhe: il gianduiotto! Il cioccolatino, ancora oggi delizia per il nostro palato, prende il suo nome proprio da questa maschera.

Testo di Ilaria Pavetto

Biografia di Beppe Lachello (il Gianduja odierno)

Nasce a Torino nel 1947 in una via sotto la Mole Antonelliana, di origini monferrine dei suoi avi (molto vicine a Callianetto), scrive il piemontese (non perfettamente) e lo legge. Collabora con la rivista Piemontèis Ancheuj da anni, con la casa editrice Piemonte in Bancarella e con Monginevro Cultura. Come fotografo segue quasi tutti gli avvenimenti dei vari gruppi storici del territorio, da qui il suo libro pubblicato nel 2018 “Rievocazioni storiche del Piemonte” abbinato al quotidiano La Stampa.