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Fu realizzata a partire dal 1620 dall'architetto Carlo
di Castellamonte su commissione del cardinale Maurizio di
Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I, il quale si radunava
in questa «Vigna», che si rifą ai modelli delle ville romane.
Insieme al fratello, Principe Tommaso, contese il potere alla
cognata reggente Madama Cristina, le fu nemico in una sanguinosa
guerra civile nel 1640, salvo poi a rappacificarsi con lei
riconoscendone la preminenza e a sposarne -quarantanovenne
-la figlia tredicenne Ludovica (che era anche sua nipote).
L'edificio nacque romano d'aspetto e fu intitolato più
tardi alla giovane sposa: Villa Ludovica. Il cardinale vi
fondò l'Accademia dei Solinghi: nobili e dotti letterati
vi oziavano verseggiando e filosofeggiando. Ma la parte più
romana del complesso si aggiunge, curiosamente, dopo la morte
dell' ex porporato, nella prima metà del Settecento:
è il giardino alberato che dalla facciata posteriore
sale con scale, balaustre, nicchie, statue e giochi d'acqua
al Padiglione del Belvedere. Un' apporto di Juvarra in questa
creazione ci fu, indirettamente, attraverso l'allievo Giovanni
Pietro Baroni di Tavigliano, che è ritenuto l'autore
della prospettiva, del padiglione del Belvedere che la conclude
in alto e dei due altri padiglioni del giardino, a nord e
a sud.
Dopo la morte di Ludovica, la villa fu dimora prediletta della
regina Anna d'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II
e più tardi di Maria Antonia Borbone di Spagna, moglie
di Vittorio Amedeo III: donde il nome di Villa della Regina.
La destinazione a collegio dal 1868, allorché fu donata
all'Istituto delle Figlie dei Militari, i bombardamenti dell'ultima
guerra e soprattutto un lungo periodo di abbandono hanno danneggiato
in modo grave la villa. Finalmente è ora in fase di
restauro.
La decorazione interna fa di questo edificio uno dei più
incantevoli del Piemonte barocco e rococò. Gli artisti
appartengono alla schiera di quelli che lavorarono a Palazzo
Reale e nelle maggiori residenze sabaude: Daniele Seyter,
Corrado Jacquinto, Giovan Battista Crosato (affreschi e tele
del salone centrale), Domenico e Giuseppe Valeriani, il romano
Filippo Minei per una singolare e luminosa sala a grottesche.
I Gabinetti Cinesi sono emblematici della grazia aristocratica
e festosa con cui fu l'Oriente fu "reinventato"
a Torino nel Settecento. Di uno di questi salotti, quello
attiguo alla camera della Regina, sono stati ritrovati l'autore
e la data: Pietro Massa, 1735. Firma e anno sono tracciati
sul retro di uno dei pannelli. Gli arredi sono completamente
scomparsi, ma di quanto fossero ricchi possiamo farci un'idea
da un inventario del 1755, che li elenca minuziosamente, dai
quadri alle sputacchiere: occupa 118 pagine. Una curiosità:
era nata per un ambiente di Villa della Regina la sontuosa
libreria realizzata da Pietro Piffetti che si trova oggi al
Quirinale. Nel giardino ci sono due statue della seconda metà
del Settecento attribuite a Giovan Battista Bemero. |